Il libro del mare, Morten A. Strøksnes

«La notte dormo con la finestra aperta. C’è solo una brezza leggera nell’aria e il tenue sciabordio del mare contro gli scogli filtra attraverso la sottile membrana del sonno. Sul lato estremo delle Vesterålen hanno una parola tutta loro per indicare il suono del mare che arriva dalla finestra della camera da letto in una mite notte d’estate, lambendo dolcemente la battigia: sjybårdurn».

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Lessico famigliare, Natalia Ginzburg

«Nel corso della mia infanzia e adolescenza mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me. Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito».

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Umami, Julia Jufresa

«Cercare di raccontare chi è stata mia moglie è necessario e impossibile quanto spiegare l’umami: quel sapore che satura le papille gustative senza, proprio per questo, lasciarsi distinguere, oscillando con soddisfazione tra il salato e il dolce, un po’ così, un po’ cosà. Complesso e allo stesso tempo chiaro e tondo, come era anche Noelia: familiare e imprevedibile insieme».

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Fuenzalida, Nona Fernández

«Padre: uomo o maschio di altra specie animale che ha generato uno o più figli. Guida di una discendenza, una famiglia o un popolo. Autore di un’opera, inventore di qualcosa. Colui il quale ha creato. Padre della patria, padre di famiglia, padre e signore mio, santo padre, padre spirituale, padre nostro. Papà, papi, papino, paparino, vecchio. Una parola che trovo strana. Ho sempre usato un nome al suo posto. Il suo nome: Fuenzalida. Ernesto Fuenzalida».

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L’ibisco viola, Chimamanda Ngozi Adichie

«Tutto era iniziato lí: il giardinetto di zia Ifeoma accanto alla veranda del suo appartamento di Nsukka aveva cominciato a spazzare via il silenzio. La sfida di Jaja ora mi sembrava come l’ibisco viola sperimentale di zia Ifeoma: raro, con un sottofondo fragrante di libertà, un tipo di libertà diversa da quella che la folla aveva invocato a Government Square dopo il colpo di stato agitando rami verdi. Una libertà di essere, di fare».

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Sorgo rosso, Mo Yan

«In piedi davanti a questa fitta barriera, ripenso alle scene di straordinaria bellezza che non si ripeteranno mai più: nell’ottavo mese lunare, in autunno inoltrato, il cielo è alto e l’aria pungente, i campi coperti di sorgo diventano uno scintillante mare di sangue. Se le piogge d’autunno sono copiose, i campi si trasformano in una sconfinata distesa d’acqua, le cime rosso cupo si ergono sull’acqua gialla e torbida, rivolte verso il cielo blu. Quando spunta il sole illuminando la distesa d’acqua, il cielo e la terra si tingono di colori di straordinaria bellezza».

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