Nemici, Isaac Bashevis Singer

««Sentiva il respiro della notte. Immaginò addirittura che nel sonno la notte russasse. Il silenzio gli risuonava nelle orecchie». 

Herman è un ebreo ed è un sopravvissuto. È stata Jadwiga, una contadina polacca, a salvargli la vita nascondendolo nel suo fienile fino alla fine della guerra. Solo allora Herman viene a sapere che sua moglie è morta insieme ai loro bambini ed è distrutto dal dolore. Ormai rimasto solo, decide di iniziare una nuova vita a New York con Jadwiga, a cui deve tutto perché se non fosse stato per lei non sarebbe mai scampato alla deportazione. Ma mentre Jadwiga è davvero innamorata, il sentimento che prova Herman è più vicino alla riconoscenza e all’affetto, non è amore. Si lega quindi a Masha, una donna scampata ai lager, di cui non riesce a fare a meno e che va trovare ogni weekend nonostante si senta in colpa per le bugie che racconta a Jadwiga. A complicare il quadro generale, c’è l’inaspettato ritorno di Tamara, prima moglie di Herman, che lui credeva morta ma che si è salvata miracolosamente. 

Tutti i personaggi sono dei sopravvissuti e ne portano i segni evidenti, non solo nel corpo, ma soprattutto nella mente e nei loro modi di agire nel mondo. Herman vuole davvero vivere dopo quello che ha vissuto? Come può credere in un Dio che non si è opposto, che ha lasciato morire i suoi figli? Come fa a pensare all’amore dopo i soprusi che ha subito il suo popolo? Come può amare davvero?

Herman non dorme più, mangia solo per non morire, ha smesso di seguire i dettami religiosi. Vive circondato da tre donne con cui non sa come comportarsi. Jadwiga, Masha, Tamara, aspettano tutte una sua risposta. Ma Herman ha perso ogni punto di riferimento, vive senza vivere davvero, si trascina come un fantoccio senz’anima per le strade di New York e riesce solo a pensare a dove nascondersi se in quel momento dovessero arrivare dei nazisti. La guerra fuori è finita, ma non lo è dentro la sua testa. Ogni cosa è incolore, ci passa davanti senza vederla davvero; per lui niente ha più un senso. Per questo non vuole prendere una decisione: nella sua vita ci sono tre donne diverse, che lo amano in maniera diversa, e mentre tutto va avanti Herman resta fermo, immobile. Ma alla fine sarà costretto ad affrontare le conseguenze delle sue incertezze perché, come diceva Kierkegaard, anche non scegliere è una scelta.

Nemici è un romanzo faticoso da leggere, non per la scrittura complessa, ma perché ogni pagina trasuda dolore. L’autore entra nella testa dei personaggi, vede con i loro occhi il mondo che è cambiato mentre imperversava la seconda guerra mondiale, fa la conta di chi è rimasto e delle moltitudini di persone che non ce l’hanno fatta. Ma anche per quelli che sono sopravvissuti, la salvezza ha un sapore diverso da quello che immaginiamo: si ritrovano a vivere in un luogo dove sono crollate le basi di una società giusta, dove ormai bisogna aver paura di tutto, in cui ogni certezza è stata spazzata via in un secondo e ora si deve ricostruire tutto da capo. Herman, proprio come loro, non è più capace di vivere, perché ogni cosa ormai è opaca, priva di senso. Nemici non è un libro facile da digerire, ti resta lì sullo stomaco anche diversi mesi dopo essere arrivati all’ultima pagina, e proprio per questo è necessario, per provare a capire e ricordare.

Traduzione di Marina Morpurgo, Adelphi

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