Fuenzalida, Nona Fernández

«Padre: uomo o maschio di altra specie animale che ha generato uno o più figli. Guida di una discendenza, una famiglia o un popolo. Autore di un’opera, inventore di qualcosa. Colui il quale ha creato. Padre della patria, padre di famiglia, padre e signore mio, santo padre, padre spirituale, padre nostro. Papà, papi, papino, paparino, vecchio. Una parola che trovo strana. Ho sempre usato un nome al suo posto. Il suo nome: Fuenzalida. Ernesto Fuenzalida».

Tutto comincia da una vecchia fotografia ritrovata tra la spazzatura. È una foto sbiadita che fa tornare indietro con la mente la protagonista: ed ecco che i ricordi dell’infanzia la travolgono come un’onda lasciandola senza fiato. Dopo tantissimo tempo si ritrova a ripensare al padre e alla sua particolare figura, ormai scolorita dal passare degli anni. Del resto era solo una bambina quando lui se n’è andato, portandosi con sé la spensieratezza che si ha solo quando si è piccoli e senza pensieri. A casa della madre, le foto che restano di Fuenzalida sono state ritagliate in corrispondenza del volto, come a sottolineare che anche a lei il marito ha portato via qualcosa: la gioia di ricordare. 

In un libro magnifico in cui si intrecciano varie storie, emerge la necessità di raccontare un passato collettivo, forse ormai dimenticato da molti, come quella fotografia calpestata sul marciapiede. Il risultato è la descrizione vivida e drammatica del Cile, della violenza che ha subito nel corso degli anni e di cui, ancora oggi, porta i segni. Nonostante tutto però, ci sono persone che hanno ancora voglia di opporsi e diventare eroi. Uno di questi è Fuenzalida, che decide di lottare per il suo paese mettendo in pericolo sé stesso e la sua famiglia. Per lui non è una vera e propria scelta, perché in cuor suo sa di non avere alternative. Non riuscirebbe più a guardarsi allo specchio se decidesse di piegarsi. Lo stile di Nona Fernández, che racconta la storia in prima persona inserendo anche vicende personali, è realista e non lascia spazio all’immaginazione. L’autrice vuole soffermarsi anche sugli aspetti più tragici perché, solo guardando davvero in faccia alla realtà, si può provare a costruire un futuro migliore. La protagonista, che per lavoro scrive telenovelas e segue uno schema di scrittura fisso da cui non si allontana mai, si trova a improvvisare nella vita. Infatti deve affrontare un presente incerto e un passato che le è rimasto addosso: è nei suoi occhi, nei capelli rossi, nella firma con il cognome di quel padre che pensava ormai di aver dimenticato. E invece, proprio quando meno se l’aspetta, la storia di Fuenzalida, che poi è anche sua, ritorna a galla facendole riscoprire la bellezza dei ricordi. 

Traduzione di Carlo Alberto Montalto, gran vía

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