Sorgo rosso, Mo Yan

«In piedi davanti a questa fitta barriera, ripenso alle scene di straordinaria bellezza che non si ripeteranno mai più: nell’ottavo mese lunare, in autunno inoltrato, il cielo è alto e l’aria pungente, i campi coperti di sorgo diventano uno scintillante mare di sangue. Se le piogge d’autunno sono copiose, i campi si trasformano in una sconfinata distesa d’acqua, le cime rosso cupo si ergono sull’acqua gialla e torbida, rivolte verso il cielo blu. Quando spunta il sole illuminando la distesa d’acqua, il cielo e la terra si tingono di colori di straordinaria bellezza».

Tra gli alti fusti di sorgo di Gaomi, un distretto rurale della provincia cinese dello Shandong, si svolgono le epiche vicende di Yu Zhan’ao, costretto dalla vita a essere guerriero e comandante, salvatore e assassino. Il romanzo ripercorre alcuni dei momenti più travagliati che ha dovuto affrontare la Cina: il banditismo degli anni Venti, la terribile invasione giapponese degli anni Trenta e Quaranta, fino al periodo che precede la Rivoluzione culturale. Le vicende vengono narrate da un nipote che, grazie alle varie testimonianze e ai ricordi della gente del luogo, riesce a ricostruire la storia della sua famiglia. 

Il libro, pubblicato originariamente in 5 parti tra il 1985 e il 1986, affronta alcune delle pagine più dure della storia cinese. Mo Yan tratteggia con estrema cura e maestria i membri della famiglia di Yu Zhan’ao, rendendoli l’emblema di un’intera epoca e di un’intera nazione. I personaggi sono spinti dalla passione, come Yu Zhan’ao che arriva perfino a uccidere pur di salvare la bella Dai Fengliang da un matrimonio combinato, e dalla tenacia che li porterà a combattere insieme fino allo stremo forze contro l’esercito giapponese. In una narrazione al confine tra verità e leggenda, i personaggi diventano eroi che hanno deciso di proteggere la patria, arrivando a sacrificare la loro vita. Tutti hanno dato il loro contributo, hanno lottato e se sono morti, l’hanno fatto in maniera consapevole, perché erano spinti da un ideale. Erano tutti, in diversa misura, eroi. E ciò significa che ognuno di noi può diventarlo. Non mancano episodi di violenza, stupri, riti demoniaci, morti tragiche e in particolare l’autore si sofferma sulla brutalità della guerra che ha dilaniato il paese. Sullo sfondo di una narrazione frammentaria che procede in un susseguirsi di flashback, sullo sfondo si stagliano i campi di sorgo che «scintillano come un mare di sangue» e che, qualsiasi cosa accada, non smetteranno mai di ondeggiare al vento.

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