Lux, Eleonora Marangoni

«Ma laggiù, tra quelle valli e la loro gente, mai non era una minaccia: era una promessa e aveva dentro qualcosa di dolcissimo. A saperlo guardare, mai era più bello di sempre. Era la stessa identica cosa, solo vista dall’altra parte del mare».

Thomas è un giovane italo-inglese di buona famiglia che abita a Londra e gestisce uno studio di successo di light design. Da quasi un anno è fidanzato con Ottie, ma il passato continua a riapparire come un fantasma in tutto ciò che fa: non riesce a togliersi dalla testa la sua ex Sophie. Il suo ricordo è ancora qualcosa di tangibile e concreto che condiziona la vita di Tom. Ma a un certo punto tutto cambia. Thomas viene a sapere che è morto lo zio materno, di cui non ricorda quasi nulla, a parte che era un signore stravagante ed eccentrico. E come tale si dimostra infatti decidendo di lasciargli in eredità una pensione che si trova su un’isola nel Sud Italia. Questa notizia costringe Tom a uscire dalla sua quotidianità e ad andare in quell’hotel, strambo e particolare come lo zio ormai defunto. Per Thomas quel viaggio sarà determinante per capire qualcosa di più sulla sua vita e per capire meglio sé stesso. Ben presto scoprirà che assomiglia allo zio più di quanto potesse immaginare, e di conseguenza anche all’albergo che gli ha lasciato. All’hotel Zelda Tom capirà che ci sono cose che tutti sentiamo, oggetti che teniamo con noi perché pensiamo di essere troppo pigri per buttarli e che, invece, capiamo che significano qualcosa, anche se a volte facciamo fatica ad ammetterlo. L’hotel Zelda è il luogo che li contiene tutti, dove le cose possono «continuare a vivere» e dove anche noi, come Tom, possiamo trovare finalmente un po’ di quella pace che cerchiamo da tutta la vita.

La luce che dà il titolo al romanzo risplende in ogni pagina di Lux, tanto da diventare quasi un personaggio. Quando si posa sulle cose le illumina, rivelandone anche la natura più intima e profonda. Il mare dell’isola dove si trova lo Zelda luccica come chi ci abita: Gero Rutirò, gestore egoista, Guglielmo Gandini, scrittore milanese in pensione, Olivia Lubic, biologa al settimo mese di gravidanza e Agave, simpatica prostituta che abita da sempre sull’isola. Nella loro eterogeneità, tutti i personaggi rispecchiano un attento studio dei rapporti interpersonali e degli affetti che possono nascere sempre e ovunque. La scrittura di Eleonora Maragoni raggiunge il suo punto di massima espressione nelle descrizioni dei paesaggi che catapultano il lettore direttamente lì, lo inseriscono nella vicenda e nel luogo della narrazione, che assomiglia un po’ alla Procida di Elsa Morante per quei colori e quei panorami mozzafiato. «Il mondo non sapeva cosa farsene, ma isole e dettagli esistevano ogni giorno, e chi li scopriva non poteva fare a meno di portarseli dietro sempre, e di crederli tutto sommato più veri di qualunque altra cosa». 

Lux è il romanzo d’esordio di Eleonora Marangoni ed è stato candidato al Premio Strega 2019. È un libro magnifico perché vero, realista e visionario allo stesso tempo. Racconta una storia che tutti, per certi versi, vorremmo trovarci a vivere. La lingua ricercata, attenta, sorvegliata, scelta con cura vuole raccontare la forza segreta che si cela in ogni cosa. Le parole dell’autrice restano sulla pagina come le pennellate sulla tela: si fanno strada nel cuore del lettore e non lo lasciano più.

Casa editrice: Neri Pozza

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