Metà di un sole giallo, Chimamanda Ngozi Adichie

«In classe c’era più o meno un quarto della scolaresca. [Olanna] insegnò loro com’era fatta la bandiera del Biafra. I bambini erano seduti sulle panche di legno e il pallido sole del mattino entrava dal tetto sfondato mentre lei dispiegava la bandiera di Odenigbo e illustrava il significato di ogni simbolo. Rosso era il sangue dei fratelli assassinati nel Nord; nero era il lutto per la loro morte; verde, il colore della prosperità a venire del Biafra e, infine, la metà di un sole giallo indicava la gloria futura del paese».

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T. Singer, Dag Solstad

«Per Singer una biblioteca era strati su strati di materiale sedimentato, libri polverosi. La biblioteca era un labirinto e il sistema di catalogazione un modo per affrontarlo. Padroneggiarlo era una fonte di grande soddisfazione per lui. Libri polverosi, ognuno al suo posto nel labirinto, e chi conosceva il codice poteva semplicemente scendere nel sotterraneo e prendere uno di quei preziosi tesori. Che Singer alla fine avesse deciso di fare il bibliotecario era dovuto anche al fatto che gli piaceva l’idea di diventare un custode dei libri. Era così che amava rappresentarsi. Il suo legame più profondo, anzi il più compiaciuto, con il mestiere che si era scelto era quindi di tipo metaforico. Il custode dei libri».

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Notturno cileno, Roberto Bolaño

«Ora muoio, ma ho ancora molte cose da dire. Ero in pace con me stesso. Muto e in pace. Ma all’improvviso le cose sono emerse. La colpa è di quel giovane invecchiato. Io ero in pace. Ora non sono più in pace. […] Abbiamo l’obbligo morale di essere responsabili delle nostre azioni e anche delle nostre parole e perfino dei nostri silenzi, sì, dei nostri silenzi, perché anche i silenzi salgono al cielo e Dio li sente e solo Dio li comprende e giudica, per cui molta attenzione ai silenzi. Io sono responsabile di tutto».

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Leggere Lolita a Teheran, Azar Nafisi

«È di Lolita che voglio scrivere, ma ormai mi riesce impossibile farlo senza raccontare anche di Teheran. Questa, dunque, è la storia di Lolita a Teheran, di come Lolita abbia dato un diverso colore alla città, e di come Teheran ci abbia aiutate a ridefinire il romanzo di Nabokov e a trasformarlo in un altro Lolita: il nostro».

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Incipit di Leggere Lolita a Teheran, Azar Nafisi

«Nell’autunno del 1995, dopo aver dato le dimissioni dal mio ultimo incarico accademico, decisi di farmi un regalo e realizzare un sogno. Chiesi alle sette migliori studentesse che avevo di venire a casa mia il giovedì mattina per parlare di letteratura. Erano tutte ragazze, dato che, per quanto si trattasse di innocui romanzi, insegnare a una classe mista in casa propria sarebbe stato troppo rischioso». Continua a leggere Incipit di Leggere Lolita a Teheran, Azar Nafisi

Il libro del mare, Morten A. Strøksnes

«La notte dormo con la finestra aperta. C’è solo una brezza leggera nell’aria e il tenue sciabordio del mare contro gli scogli filtra attraverso la sottile membrana del sonno. Sul lato estremo delle Vesterålen hanno una parola tutta loro per indicare il suono del mare che arriva dalla finestra della camera da letto in una mite notte d’estate, lambendo dolcemente la battigia: sjybårdurn».

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Lessico famigliare, Natalia Ginzburg

«Nel corso della mia infanzia e adolescenza mi proponevo sempre di scrivere un libro che raccontasse delle persone che vivevano, allora, intorno a me. Questo è, in parte, quel libro: ma solo in parte, perché la memoria è labile, e perché i libri tratti dalla realtà non sono spesso che esili barlumi e schegge di quanto abbiamo visto e udito».

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Umami, Julia Jufresa

«Cercare di raccontare chi è stata mia moglie è necessario e impossibile quanto spiegare l’umami: quel sapore che satura le papille gustative senza, proprio per questo, lasciarsi distinguere, oscillando con soddisfazione tra il salato e il dolce, un po’ così, un po’ cosà. Complesso e allo stesso tempo chiaro e tondo, come era anche Noelia: familiare e imprevedibile insieme».

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