Incipit di Nemici, Isaac Bashevis Singer

«Herman Broder si girò e aprì un occhio. Nel dormiveglia non capì dove si trovava: se in America, a Cywków, o in un campo tedesco. Per un istante s’immaginò nascosto nel fienile a Lipsk. A volte quei luoghi si confondevano nella sua mente. Sapeva di essere a Brooklyn, ma sentiva le urla dei nazisti che cercavano di stanarlo a colpi di baionetta mentre lui si … Continua a leggere Incipit di Nemici, Isaac Bashevis Singer

Fuenzalida, Nona Fernández

«Padre: uomo o maschio di altra specie animale che ha generato uno o più figli. Guida di una discendenza, una famiglia o un popolo. Autore di un’opera, inventore di qualcosa. Colui il quale ha creato. Padre della patria, padre di famiglia, padre e signore mio, santo padre, padre spirituale, padre nostro. Papà, papi, papino, paparino, vecchio. Una parola che trovo strana. Ho sempre usato un nome al suo posto. Il suo nome: Fuenzalida. Ernesto Fuenzalida».

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L’ibisco viola, Chimamanda Ngozi Adichie

«Tutto era iniziato lí: il giardinetto di zia Ifeoma accanto alla veranda del suo appartamento di Nsukka aveva cominciato a spazzare via il silenzio. La sfida di Jaja ora mi sembrava come l’ibisco viola sperimentale di zia Ifeoma: raro, con un sottofondo fragrante di libertà, un tipo di libertà diversa da quella che la folla aveva invocato a Government Square dopo il colpo di stato agitando rami verdi. Una libertà di essere, di fare».

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Incipit di Sorgo rosso, Mo Yan

«Era l’anno 1939, il nono giorno dell’ottavo mese del calendario lunare. Quel bandito di mio padre aveva poco più di quattordici anni. Stava andando con il drappello del Comandante Yu Zhan’ao, la cui fama di eroe leggendario si sarebbe diffusa poi in tutto il Paese, sulla strada Jiao-Ping a tendere un’imboscata a un convoglio giapponese. Mia nonna, con una giacca imbottita gettata sulle spalle, li aveva accompagnati al limite estremo del villaggio.

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Sorgo rosso, Mo Yan

«In piedi davanti a questa fitta barriera, ripenso alle scene di straordinaria bellezza che non si ripeteranno mai più: nell’ottavo mese lunare, in autunno inoltrato, il cielo è alto e l’aria pungente, i campi coperti di sorgo diventano uno scintillante mare di sangue. Se le piogge d’autunno sono copiose, i campi si trasformano in una sconfinata distesa d’acqua, le cime rosso cupo si ergono sull’acqua gialla e torbida, rivolte verso il cielo blu. Quando spunta il sole illuminando la distesa d’acqua, il cielo e la terra si tingono di colori di straordinaria bellezza».

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