Lolita, Vladimir Nabokov

«Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita».

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Canne al vento, Grazia Deledda

«Tutto era mutato; il mondo si allargava come la valle dopo l’uragano quando la nebbia sale su e scompare: il Castello sul cielo azzurro, le rovine su cui l’erba tremava piena di perle, la pianura laggiù con le macchie rugginose dei giuncheti, tutto aveva una dolcezza di ricordi infantili, di cose perdute da lungo tempo, da lungo tempo piante e desiderate e poi dimenticati e poi finalmente ritrovate quando non si ricordano e non si rimpiangono più». 

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Incipit di Sorella del mio cuore, Chitra Banerjee Divakaruni

La notte successiva alla nascita di un bambino, narrano le antiche leggende, il Bidhata Purush in persona scende sulla terra a deciderne il destino. Ecco perché si immergono i neonati in un bagno profumato di sandalo per poi avvolgerli in un soffice drappo di malmal rosso, il colore della buona sorte. Ecco perché si dispongono dolci accanto alla culla. Sandesh ricoperti da una patina d’argento, … Continua a leggere Incipit di Sorella del mio cuore, Chitra Banerjee Divakaruni

I Malavoglia, Giovanni Verga

«Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là, dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico».

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Il colibrì, Sandro Veronesi

«Tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei. Sei formidabile, in questo. Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci a fermare il mondo e il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura anche a risalirlo, il tempo, e a ritrovare quello perduto, così come il colibrì è capace di volare all’indietro. Ecco perché starti vicino è così bello».

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Incipit di Almarina, Valeria Parrella

«Non saprò mai dire se è Napoli o se sono io. Se mi grava addosso tutta insieme perché sono stati giorni plumbei, pieni di paura e dubbi, e sospetto. Oppure se è davvero la vista del palazzaccio dall’altra parte del cancello, l’onda gialla che gonfia, le cupole sotto le nubi, architravi troppo pesanti perché una donna da sola possa reggerli.

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