Il rumore delle cose che cadono, Juan Gabriel Vásquez

«Non racconterò la mia vita, ma solo qualche giornata, di molto tempo fa, e io lo farò con l’assoluta consapevolezza che questa storia, come ci avvertono nelle favole, c’era una volta e ci sempre ci sarà».

Antonio Yammara è cresciuto in Colombia, a Bogotà. Gli anni Settanta, quelli dell’ascesa del narcotraffico, se li ricorda bene: gli attentati, le sparatorie, la figura mitica e spaventosa di Pablo Escobar, le uccisioni che sembrano casuali ma non lo sono. Antonio nel frattempo diventa professore di diritto, si fidanza con una sua ex studentessa, vive una vita abbastanza noiosa e normale. Un giorno però, durante una delle sue incursioni pomeridiane alla sala da biliardo che frequenta abitualmente, incontra Ricardo Laverde. Antonio non l’ha mai visto prima, non sa nulla di lui e non sa nemmeno che l’incontro con questa figura un po’ losca ma simpatica condizionerà irreparabilmente la sua vita. Poco tempo dopo infatti Antonio Yammara e Ricardo Laverde entrano a far parte della storia controversa della Colombia degli anni Novanta. Antonio si ritrova così in un vortice di mistero, informazioni nascoste, indagini personali che lo porteranno a scoprire cosa è successo veramente quel giorno e chi è Ricardo Laverde.

Sullo sfondo di questo romanzo in cui gli eventi corrono a perdifiato troviamo Bogotà: una città che è diventata simbolo della lotta contro il narcotraffico. Ed è proprio un luogo particolare a legare indissolubilmente la vita dei due protagonisti per la prima volta: mentre nella sala da biliardo buia la voce del telegiornale in sottofondo annuncia che è stato ritrovato un ippopotamo scappato dallo zoo una volta appartenuto Pablo Escobar, i due si ritrovano a commentare la notizia dispiacendosi per quegli animali. Tutti i bambini volevano andarci ma i genitori erano contrari perché sapevano cosa c’era dietro quello sfarzo. E lo stesso è capitato ad Antonio. Quando, all’insaputa dei genitori, riesce finalmente a varcare il grande cancello della hacienda, il piccolo Antonio vede solo la bellezza: animali esotici, colorati, magnifici. Solo più avanti capirà cosa rappresenta quel luogo. Solo più avanti capirà quanto il narcotraffico e le sue guerre abbiano cambiato la sua vita e quella di un Paese intero. Durante tutta la narrazione però c’è un rumore in sottofondo: quello delle cose che cadono. Queste cose sono bombe, spari, aerei, le vite spezzate di tante persone che non c’entravano nulla con le guerre del cartello, eppure sono diventate le vittime innocenti degli scontri. Antonio, così come tanti altri, fa parte di una generazione che ha dovuto imparare ad adattarsi alla situazione, a nascondersi per strada, a guardarsi sempre le spalle, a cercare di stare fuori dai guai il più possibile. Ma il protagonista non avrebbe mai potuto prevedere che l’incontro con Ricardo Laverde sarebbe stato così determinante per la sua esistenza.

 Il rumore delle cose che cadono ha vinto il prestigioso premio Alfaguara nel 2011 e ci regala uno spaccato vivido e sincero dell’America Latina di quegli anni.

Traduzione di Silvia Sichel, Feltrinelli

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