Formas de volver a casa – Alejandro Zambra

«El pasado nunca deja de doler, pero podemos ayudarlo a encontrar un lugar distinto».

Nel 1985 un violento terremoto scuote il Cile. Tutte le famiglie si riversano in strada e iniziano ad allestire delle tende in cui rifugiarsi. Quella notte c’è anche un bambino di nove anni che incontra Claudia, una ragazzina poco più grande di lui che diventerà una presenza costante nella sua infanzia. Diventano subito amici, allora lei si convince a chiedergli un favore: lui dovrà spiare lo zio Raúl e riferirle tutto ciò che fa. I due bambini iniziano così un’amicizia molto particolare, in cui si scambiano informazioni, si avventurano in tragitti sconosciuti e passano insieme i pomeriggi assolati della cittadina di Maipú. Sono gli anni della dittatura, ma per il protagonista Pinochet è solo un personaggio che appare in televisione interrompendo i suoi programmi preferiti. La dittatura è qualcosa di remoto, un rumore in sottofondo. Ma un giorno la famiglia di Claudia scompare e tutto cambia.

Passano vent’anni e il protagonista è diventato uno scrittore. Si è trasferito a Santiago, ha una fidanzata con cui sta cercando di recuperare il rapporto, è cresciuto. Eppure nel suo romanzo vuole scrivere proprio di quando era bambino, perché poi è diventato grande e ha scoperto cosa avveniva davvero in quegli anni in cui la dittatura gli sembrava tanto distante. Ha capito che invece era vicina, vicinissima. A scuola quasi tutti i suoi compagni raccontano storie di qualche parente che è sparito nel nulla, padri che si sono opposti e sono stati uccisi, fratelli che di nascosto aiutavano chi era perseguitato. Invece suo padre non ha mai detto nulla, non è stato né una vittima né un complice, semplicemente si è tenuto al margine. Lo scrittore decide di tornare nel paese della sua infanzia per ripercorrere la storia della sua famiglia e quella del Cile degli anni Ottanta perché sente l’urgenza di scrivere di ciò che è stato. 

Alejandro Zambra ci racconta cosa significava essere un bambino in quegli anni; in questo modo dà vita alla cosiddetta letteratura dei figli della dittatura e analizza la storia da un punto di vista diverso rispetto a quello ufficiale. Nel suo “ritorno a casa”, il protagonista si sofferma anche sulla relazione tra padre e figlio, sul non detto di quel periodo storico e sulla necessità di riappropriarsi della memoria, dei ricordi. Perché capisce che conoscere il passato è l’unico modo per costruire la sua identità. 

Con uno stile pieno di malinconia e dolore, Zambra ci accompagna in un viaggio in cui emergono le ferite che la dittatura di Pinochet ha lasciato inevitabilmente sul Cile e sui suoi cittadini.

Formas de volver a casa è stato pubblicato da Mondadori con la traduzione di Bruno Arpaia.

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