I Malavoglia, Giovanni Verga

«Soltanto il mare gli brontolava la solita storia lì sotto, in mezzo ai fariglioni, perché il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là, dove nasce e muore il sole, anzi ad Aci Trezza ha un modo tutto suo di brontolare, e si riconosce subito al gorgogliare che fa tra quegli scogli nei quali si rompe, e par la voce di un amico».

I Malavoglia è forse il romanzo più conosciuto dello scrittore siciliano Giovanni Verga ed è stato pubblicato nel 1881 dall’editore Treves. L’opera si inserisce nel cosiddetto Ciclo dei vinti che comprende anche Mastro-don Gesualdo (1888) e La Duchessa de Leyra (1922) e in cui si tratta il tema del progresso dal punto di vista dei “vinti” della società.

Ad Aci Trezza, un piccolo paese nel catanese, vive la famiglia di pescatori Toscano, detta Malavoglia. Nonostante il soprannome possa trarre in inganno, i Malavoglia sono tutto tranne che sfaccendati: solcano instancabili il mare sulla Provvidenza, la loro preziosa barca. Il patriarca della famiglia è Padron ’Ntoni, vedovo, che abita nella casa del nespolo insieme al figlio Bastianazzo, sposato con Maruzza, e ai loro cinque figli: ’Ntoni, Luca, Filomena (detta Mena), Alessio (detto Alessi) e Lia. Nel 1863 ’Ntoni parte per la leva militare ed è un duro colpo per la famiglia. Il figlio maggiore infatti aiutava economicamente la casa e la sua partenza causa una perdita di guadagno elevata, tanto che Padron ’Ntoni decide di tentare un affare: compra una grossa partita di lupini da Zio Crocifisso, un usuraio del paese, e incarica il figlio di partire con la Provvidenza per vendere i prodotti a Riposto. Durante il viaggio però c’è una forte tempesta e Bastianazzo muore. Alla disgrazia per la perdita di Bastianazzo, si aggiunge la preoccupazione per il debito dei lupini che i Malavoglia non riusciranno mai a saldare, arrivando a perdere la casa del nespolo, tanto cara a padron ’Ntoni. Ma le sfortune non sono finite: Luca muore nella battaglia di Lissa (1866) e ciò determina la rottura del fidanzamento tra Mena e Brasi Cipolla, organizzato dal nonno per cercare di risollevare le sorti della famiglia. Qualche tempo dopo anche ad Aci Trezza arriva il colera che non risparmia Maruzza, lasciando orfani ’Ntoni, Mena e Lia. ’Ntoni decide così di provare ad andare via dal paese per fare fortuna, ma torna qualche mese dopo ancora più povero, perde ogni desiderio di lavorare e passa le giornate all’osteria. ’Ntoni inizia ad andare di notte con altri amici fannulloni a scaricare delle casse di contrabbando finché un giorno Don Michele, il poliziotto del paese, riceve una coltellata da ’Ntoni durante una retata al porto. Nel frattempo corre voce che i malumori tra ’Ntoni e Don Michele derivino da una relazione tra il poliziotto e Lia, la quale sviene e poi scappa dal paese per la vergogna e si va a prostituire a Catania. ’Ntoni viene arrestato ed è un duro colpo per il nonno ormai anziano che ha un crollo fisico e poco dopo finisce all’ospedale. Nel frattempo Alessi è riuscito finalmente a ricomprare la casa del nespolo ma nel frattempo padron ’Ntoni muore, non realizzando il suo sogno di tornarci. Alla fine ’Ntoni, uscito di prigione, torna al paese ma si rende conto di non potervi restare a causa del suo passato, quindi se ne va lasciandosi alle spalle Aci Trezza e i suoi abitanti.

I temi principali della narrazione sono gli affetti familiari e l’impegno nel lavoro. Gli sconfitti a cui fa riferimento Verga sono i Malavoglia che, nonostante tutte le difficoltà, alla fine riescono a risollevarsi grazie alla tenacia che li contraddistingue. L’autore fotografa la realtà di un piccolo paese siciliano e ce lo racconta in tutte i suoi aspetti: quelli gratificanti, come l’attaccamento alla famiglia dei Malavoglia, e quelli più degradanti, come l’usura, il pettegolezzo, il contrabbando, l’alcolismo. Dal romanzo emerge anche una riflessione sull’economia: le classi sociali sono chiuse e immobili e non è quasi mai possibile passare da un ceto inferiore a uno superiore. Infatti padron ’Ntoni investe nei lupini e, perdendo tutto, non solo condanna la sua famiglia a portare sulle spalle il debito che lui ha contratto, ma cercherà per tutta la vita (senza riuscirci) di ritornare alla sua condizione iniziale, non certo di ricchezza, ma di benessere.

Lo stile è caratterizzato dalla forte presenza di dialoghi, uniti al discorso indiretto e indiretto libero. Grazie a queste tecniche, Verga riesce a trasmettere la vera voce dei personaggi insistendo sui modi tipici del parlato siciliano. Questo tratto rispecchia uno degli elementi principali della corrente verista insieme all’identificazione dei personaggi del romanzo, che vengono presentati come esseri profondamente legati alla loro terra e alle loro origini. I Malavoglia è un romanzo corale che permette al lettore di viaggiare nel tempo e di accompagnare la famiglia Toscano in tutte le vicende, belle e brutte, della vita. 

Edizione Einaudi

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