Girls will be girls, Emer O’Toole

«È cruciale che, come femministe, analizziamo le nostre identità di genere, ci chiediamo da dove vengono, come le esprimiamo attraverso i nostri corpi e come possiamo giocare con la performità di genere, al servizio dell’uguaglianza invece che del patriarcato».

Perché ci mettiamo lo smalto? Perché ci trucchiamo? Perché ci depiliamo? Perché curiamo il nostro aspetto? Perché lo vogliamo, certo, ma anche perché la società ce lo chiede. Se non vogliamo essere tagliate fuori, additate, derise, non ci resta che interpretare il ruolo che ci appartiene. Viviamo all’interno di una società evidentemente patriarcale in cui noi donne per essere definite tali, almeno a un primo sguardo, dobbiamo rispettare il modello che ci è stato imposto. Fin da bambine ci insegnano a comportarci in questo modo, a non trasgredire quelle regole non scritte che stanno alla base dei rapporti sociali e sottolineano le differenze tra maschi e femmine. Rendersene conto, però, comprendere che spesso interpretiamo più o meno consapevolmente un ruolo che ci viene imposto da un sistema, indagare i meccanismi che costituiscono la base della società, è il primo passo per reagire, per capire quali atteggiamenti assumiamo perché lo vogliamo davvero e quali no.

Girls will be girls è un libro scoppiettante, divertente, esuberante, come la protagonista, ovvero l’autrice, Emer O’Toole. Attraverso la sua esperienza personale, Emer ci racconta il percorso che l’ha portata a raggiungere la piena consapevolezza delle sue azioni. Con scene esilaranti, dolorose, e parti più didascaliche su concetti femministi, l’autrice ci regala un libro che fa riflettere e che può rappresentare un valido punto di partenza per chi vuole ripensare il suo ruolo di donna nella società e ribellarsi davanti ai comportamenti che ci vengono imposti e seguiamo nostro malgrado. Ma, più di tutto, questo libro ci fa sentire meno sole, perché ci vuole coraggio a cambiare, ma se le paure si dividono in due (o in 10, 100, 1000) allora l’obiettivo sembra più vicino. 

Traduzione di Beatrice Gnassi, Le plurali

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