Nemesi, Philip Roth

«Ci fu una pausa, durante la quale lui fissò quel vago punto che tanto lo affascinava, a fianco della mia testa e a una remota distanza, un punto che con ogni probabilità era il 1944».

Newark, estate 1944. Bucky Cantor è un giovane forzuto e atletico che lavora al campo giochi del suo quartiere dedicandosi anima e corpo ai suoi ragazzi. Nonostante gli piaccia il suo ruolo, vive con la frustrazione di non aver potuto combattere al fianco dell’esercito americano durante la Seconda guerra mondiale a causa di un difetto della vista. È un’estate caldissima, non diversa da molte altre. Cominciano però ad apparire i primi casi di poliomielite, una tremenda malattia che porta alla paralisi e spesso anche alla morte; come se non bastasse, le vittime principali sono bambini. Inevitabilmente l’epidemia raggiunge anche Newark, in particolare il centro estivo gestito da Bucky. Quando lo viene a sapere, viene sommerso da emozioni contrastanti: paura, rabbia, confusione, insofferenza, dolore. Prova a ingegnarsi per trovare una soluzione per riuscire a non fare infettare anche altri ragazzi, per rendere in qualche modo meno vana la morte del primo bambino del campo che ha contratto la malattia, ma gli sforzi sono inutili. Come si fa a rallentare un’epidemia? Cosa può fare un singolo individuo di fronte a una minaccia così grande?

Nella testa di Bucky si affollano i pensieri man mano che sempre più ragazzi del suo campo giochi si ammalano. Il nonno e la nonna, con cui è cresciuto, gli hanno insegnato a credere in Dio, le dottrine dell’ebraismo, la fede verso qualcosa che non vediamo. Ma la religione, quella fede che ha portato dentro fin da bambino, crolla davanti a una domanda che gli martella nella testa: è stato Dio a creare la poliomielite? Come può accettare tutto questo? Come è possibile che non intervenga di fronte alla morte di così tanti di bambini? Spinto dall’amore per la fidanzata, che teme che anche lui possa contrarre la malattia, alla fine Bucky rinuncia ai suoi principi e la raggiunge a Indian Hill, sulle Pocono Mountains. Tuttavia non sa, e soprattutto non sospetta, che la poliomielite lo raggiungerà anche lì e che quell’estate del 1944 segnerà un prima e un dopo nella sua esistenza.

Questo libro, pubblicato nel 2010 e oggi più attuale che mai, ci porta a riflettere sulla malattia, descritta come una sorta di guerra invisibile e implacabile.

Traduzione di Norman Gobetti, Einaudi

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