Stoner, John Williams

«Per William Stoner, invece, il futuro era una certezza fulgida e immutabile. Ai suoi occhi non appariva come un flusso di eventi, mutazioni e potenzialità, ma come un territorio che attendeva solo di essere esplorato. Gli sembrava simile alla grande biblioteca dell’università, che poteva essere arricchita dalla costruzione di nuove ali, cui potevano aggiungersi nuovi libri o esserne tolti di vecchi, ma che manteneva essenzialmente invariata la sua vera natura».

William Stoner nasce nel 1891 in una famiglia povera di agricoltori nel Missouri. È un ragazzo normale, senza ambizioni, ma il padre decide di iscriverlo alla facoltà di agraria dell’Università del Missouri per apportare delle migliorie nell’impresa agricola. William è timido, porta sempre lo stesso abito, è particolarmente silenzioso e poco incline alla vita sociale universitaria. Durante il corso di letteratura inglese, materia obbligatoria che studia con difficoltà, Stoner ha un’illuminazione, una specie di epifania, che lo porta a compiere il primo (e ultimo) atto coraggioso della sua vita. Gli è bastato sentire il sonetto n. 73 di Shakespeare per capire che il suo mondo è quello della letteratura. Abbandona quindi agraria e si iscrive alla facoltà di studi umanistici senza dirlo ai genitori (che lo scopriranno solo alla laurea). Da quel momento, la vita di Stoner è fatta di letteratura: da studente, diventa dottorando e poi insegnante. La sua intera esistenza ruoterà attorno a quel momento magico in cui ha scoperto la sua vera vocazione che seguirà con una dedizione instancabile.

Pubblicato nel 1965, il romanzo all’inizio non ebbe successo. Venne riconosciuto il suo valore solo diversi anni dopo (nel 2011) quando, tradotto in francese, diventa un best-seller, diventando famoso in tutto il mondo. Stoner è il perfetto esempio della riscoperta di un grande classico dimenticato. Stoner è un personaggio votato alla letteratura, diventata il suo lavoro ma anche ciò che c’è di più simile alla sua natura. La sua vita appare desolata e piatta, senza particolari stravolgimenti, eppure appare in qualche modo completa, come se non desiderasse nient’altro. La vita familiare non procede per il meglio, nonostante ciò Stoner affronta la situazione con stoicismo inspiegabile, che a tratti irrita il lettore. Ciò che traspare da queste pagine è un’inerzia convinta che guida Stoner in tutte le decisioni della sua esistenza. Va affermato tuttavia che Stoner è un romanzo complesso che, come afferma Peter Cameron, va riletto più volte per coglierne la profondità. «Non sembra una materia troppo promettente per un romanzo e tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante». 

Traduzione di Stefano Tummolini, Fazi Editore

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