Terrapiena, Carola Susani

«C’è stato un tempo. L’acqua, in certi punti tanto calda da indurre al sonno; il languore si faceva così forte che avevo l’impressione di sparire. Ora, pensavo, questa forza, che è il contrario della forza, mi trascina giù».

Sicilia, settembre, anni Settanta. Su una grande spianata vicino a un terrapieno in cui scorgono file e file di ulivi c’è una baraccopoli costruita dopo il terremoto. Un giorno i bambini della comunità trovano un ragazzo nel fiume e inizialmente lo credono morto. Quando si accorgono che non è così lo guardano con attenzione: è magro, ha la pelle chiara e i riccioli biondi; è completamente diverso da loro. Per via di una leggenda che si racconta nel villaggio di un ragazzo scappato dalla sua famiglia e che non invecchia mai, gli danno il nome di Orlando, ma non sanno che quell’incontro cambierà completamente le loro vite. La storia viene raccontata da Ciccio, un bambino molto povero allora dodicenne, che vive con la madre e con la sorella.

Nella scelta delle parole, nello stile visionario e soppesato, si coglie un sotto testo di violenza non espressa che esploderà nel finale del romanzo. La tragedia è imminente, si percepisce fin dalle prime righe, eppure nessuno può sospettare che sarà l’arrivo di quel ragazzo biondo, così bello che pare un angelo, a provocare un cambiamento irreversibile. 

Questo romanzo, visto come la continuazione di La prima vita di Italo Orlando, può essere letto anche come una storia indipendente e rispecchia la prosa delicata e il suo narrare armonico che rendono Carola Susani una delle scrittrici più interessanti del panorama italiano.

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