Patria, Fernando Aramburu

«E ogni coccio, un ricordo, un episodio, le ombre e le figure disperse del passato».

Quel giorno pioveva fortissimo. L’acqua aveva cominciato a venire giù a secchiate fin dalle prime luci del mattino di quella giornata infausta che doveva essere come tutte le altre invece è stata ben diversa. La giornata che si è portata via il Txato, cambiando completamente la vita di Bittori e dei figli, Nerea e Xabier, ma non solo. Passano gli anni e l’ETA dichiara ufficialmente che ha deciso di mettere fine alla lotta armata: niente più attentati. Bittori e Miren guardano il servizio del telegiornale in due televisioni diverse, in due case diverse, e con reazioni e sentimenti completamente opposti. Infatti, sebbene fossero state molto amiche praticamente da sempre, un giorno le loro storie hanno preso una piega differente. Amiche e poi nemiche, ecco quello che sono diventate. Non conta che per anni fossero andate a mangiare i churros di sabato, oppure a messa, a passeggiare per il paese raccontandosi tutto e lamentandosi dei rispettivi mariti. Quasi si erano fatte anche suore insieme, suor Bittori e suor Miren, ancora ci ridevano su. Ma poi erano arrivati il Txato e Joxian a stravolgere le loro vite mandando in fumo i loro piani religiosi. E menomale, pensavano poi. E i figli, tutti cresciuti come fratelli, Nerea e Xabier con Arantxa, Joxe Mari e Gorka. Ma basta una scritta in euskera su un muro del paese per cambiare tutto: il Txato è diventato un obiettivo dell’ETA, dicono che è una spia, lo infamano di nascosto e apertamente. Ormai sono passati tanti anni, Bittori si è trasferita a San Sebastián e ognuno ha avuto la sua dose personale di dolore. Tutti sono andati avanti con la loro vita. Xabier è diventato medico, Nerea si è sposata e poi separata, eppure per Bittori il tempo è rimasto fermo in quell’istante in cui ha perso suo marito. Ogni giorno ripensa a quel giorno, alla pioggia, la corsa in ospedale, poi i funerali, la perdita. La sua vita consiste nel ripercorrere con la mente i momenti passati, le strade intraprese, agli ostacoli superati sempre insieme, almeno fino a quell’ultima volta che gli è costata la vita. Anche Miren è andata avanti, anche se tante cose sono cambiate anche per lei. Tra lei e Bittori si è istaurato un odio che sembra irrisolvibile e, d’altronde, come dargli torto. Eppure non possono sapere cosa in serbo per loro il destino. Di certo nessuno potrà mai cancellare le sofferenze che hanno subito, ma c’è sempre qualcosa che può alleviare il nostro dolore. 

In Patria seguiamo la storia di due famiglie che vivono nei paesi baschi, sono basche e si sentono tali. In casa parlano euskera, sostengono il loro territorio. Spesso i giovani però, presi da un eccessivo patriottismo, confondono l’attaccamento con l’estremismo e finiscono a combattere per l’ETA. Questo sarà un elemento fondamentale della storia che condizionerà la vita di tutti i personaggi, mai in maniera positiva. Con il romanzo di Aramburu, ci addentriamo nella lotta armata, nelle dinamiche dei terroristi, delle loro vittime e delle ripercussioni di quelle morti sull’esistenza di ogni famiglia. Non basta che l’ETA dichiari la fine degli attentati: ormai ha lasciato un’impronta indelebile, una ferita aperta che non si può rimarginare. Aramburu, che racconta con uno stile schietto e senza fronzoli, ci offre un ritratto sincero di un’epoca molto dolorosa. 

Traduzione di Bruno Arpaia, Guanda

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