Mapocho, Nona Fernández

«Il passato è la chiave. È un libro aperto con tutte le risposte. Basta guardarlo, scorrere le pagine e aprire gli occhi con attenzione per rendersene conto. Il passato è una zavorra di cui non è possibile liberarsi. Meglio adottarlo, dargli un nome, addomesticarlo e tenerlo docile sottobraccio, altrimenti ci perseguiterà come un fantasma nei momenti più inaspettati».

Santiago del Cile, il Mapocho che scorre, la statua bianca della Vergine che veglia sulla città, una casa stretta con dei gradini rossi davanti alla porta: ecco da dove vengono la Bionda e l’Indio, ecco cosa ricordano della loro infanzia. Quell’infanzia serena in cui ascoltavano assorti le storie del padre, detto il Mago, giocavano con gli altri bambini del quartiere e non avevano pensieri è stata spazzata via un giorno che sembrava come tutti gli altri, invece è stato quello che ha segnato la loro esistenza. Devono scappare, in fretta. Qualcuno ha bussato alla porta di notte e il padre è dovuto andare via. La madre, l’Indio e la Bionda salgono così su un treno che li porterà lontano dal Cile, dall’America Latina, fino a una spiaggia del Mediterraneo dove continueranno a vivere. Ma cosa hanno lasciato indietro? Il padre, la vecchia nonna che viveva con loro e si metteva sul tetto di lamiera a pregare circondata dai gatti, Santiago, il Mapocho, ma anche la verità. 

È una telefonata dell’Indio che convince la Bionda a tornare. Le dice che è lì che l’aspetta, casa loro c’è ancora, quella che ricorda con i gradini rossi e tutto il resto. Ma quando la Bionda arriva in una Santiago ormai cambiata e in cui non sa più orientarsi, non trova il fratello ad aspettarla. Resta solo il Mapocho che, lurido e stanco, ha continuato a scorrere inesorabile, portando con sé corpi, rifiuti, sangue, paure, speranze, vite spezzate, sogni. La Bionda, guidata solo dall’istinto e dai ricordi, ripercorre le strade dell’infanzia e scopre così che tutta la sua vita è stata una bugia. Ma è arrivato il momento di scoprire cosa è successo davvero dopo la sua partenza, tutte le ingiustizie che hanno dovuto subire gli abitanti del quartiere e della sua Santiago, che è stata abbandonata anche dalla Purissima, la Vergine di ceramica bianca che ascolta le suppliche dei suoi fedeli. 

Mapocho è un libro coraggioso, violento e anche sincero. Nona Fernández ripercorre il passato collettivo del Cile dittatoriale descrivendo una realtà grottesca, in cui la morte è una menzogna e i fantasmi di ieri cercano ancora giustizia in un mondo che li ha resi vittime innocenti. Il Mapocho scorre, senza sosta, riporta in vita la vera storia del Cile e il suo immenso dolore che neanche la statua della Vergine che ascoltava qualsiasi preghiera è riuscita a lenire. 

Con il suo stile forte e diretto, Nona Fernández ci regala uno dei romanzi imprescindibili della letteratura cilena contemporanea e riscrive la storia ufficiale di una nazione da un nuovo punto di vista.

Traduzione di Stefania Marinoni, gran vía

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Un pensiero su “Mapocho, Nona Fernández

  1. Molto interessante! Avevo letto un racconto con una trama molto simile, ambientato sempre in america latina, in spagnolo infatti, ci sono dei temi che si ripetono in questa letteratura e mi affascinano molto!

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