Città sommersa, Marta Barone

«Ma più che senso di colpa, quello che provo è altro. Una singolare nostalgia: più che del passato, di cose mai successe, di cose non ancora successe, di cose che forse avrebbero potuto succedere. Una nostalgia al futuro anteriore. Una nostalgia del non-più-possibile. Forse un giorno saremmo riusciti a parlarci. Forse, almeno una volta, avrei potuto fargli una carezza».

C’è un ragazzo che in una notte d’inverno corre a cercare aiuto coperto di sangue. È L.B. Ma com’è stata la sua infanzia, la sua adolescenza, la lunga fase della sua vita in cui l’impegno politico è stato la cosa più importante? Chi è L.B.? Quando muore suo padre, Marta si rende conto di non sapere quasi nulla di lui e che non hai mai fatto nessuno sforzo particolare per conoscerlo veramente. E se avesse perso un’opportunità? Tutte le sue domande vengono a galla quando le capita tra le mani la memoria difensiva del processo del padre. Le hanno raccontato che L.B. è stato in carcere, questo lo sa, e sa anche che si è sempre dichiarato innocente, ma se volesse sapere davvero come sono andate le cose? Questi dubbi la portano a intraprendere un lungo viaggio nella vita di quel padre affettuoso ma chiuso, forse anche un po’ burbero, che la amava moltissimo ma non riusciva a dimostrarlo. 

Marta inizia così a indagare sulla vita di suo padre: partendo da quella memoria difensiva estrapola nomi di amici e nemici di L.B., ricordi, indizi. Mentre vaga per le strade di Milano, dove si è appena trasferita, ripensa a quel buio che avvolge l’esistenza di suo padre. Ricostruisce gli eventi tramite qualche chiacchierata con i vecchi amici di L.B., prova a immaginarselo mentre prende la laurea in medicina e poi abbandona la professione, quando va a fare l’operaio o studia giurisprudenza in carcere per riuscire a difendersi da solo. Piano piano quella figura nebulosa prende forma e il risultato è quello di una persona generosa, che ha sempre fatto di tutto per gli altri senza pretendere nulla in cambio. E allora Marta capisce che c’era molto di più, lui era molto di più. Avrebbe dovuto soffermarsi meglio sul suo carattere, chiedergli del prima, farsi raccontare delle occupazioni delle fabbriche, degli anni Settanta, di chi era Leonardo prima che diventasse suo padre. Ma capisce soprattutto che sotto quella scorza dura c’era un uomo affettuoso che è stato tradito dalla vita.

Città sommersa è un libro ibrido, a metà tra il memoir e il romanzo in cui si intrecciano i pensieri di Marta e i fatti storici. Lo stile trascina il lettore tra pagine di storia, nella Torino degli anni Settanta, le strade infinite di Milano. E se ci si fa trascinare si scopre un libro toccante e profondo che ricostruisce con affetto la figura di un padre che ormai non c’è più ma che è più presente che mai nel cuore di Marta e di quelli che si ricordano di lui. 

Pubblicato da Bompiani

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