Il giunco mormorante, Nina Berberova

«E tuttavia lo amavo, amavo soltanto lui, e anche se continuavo a ripetermi che non voleva più saperne di me, non lo amavo per questo di meno. E forse lo amavo ancora di più dopo l’incontro a Stoccolma, e tutta la mia vita era piena di un disperato amore per lui, amore che mi impediva di costruire il mio destino e caricava i miei giorni e le mie notti di un pesante fardello di cui non potevo – e forse non volevo – disfarmi».

È il 1939. Due innamorati stanno andando all’aeroporto. Non partiranno entrambi: Ejnar se ne va, lei resta. Non è il loro destino restare insieme, almeno per il momento. Sull’autobus verso Le Bourget non vogliono pensare a cosa significherà per loro separarsi, a quando si daranno l’ultimo bacio, ai mesi da trascorrere lontani, alle lettere, ai pensieri, ai ricordi. La città sfila via insieme a loro, quel giorno anche Parigi sembra diversa, è più buia. Il Grand Palais e gli altri edifici si susseguono uno dopo l’altro sotto un cielo opaco che fa ricadere su ogni cosa una luce verde scuro, color bottiglia. Per la ragazza Parigi non sarà mai più la stessa. Ejnar torna a Stoccolma, nella sua Svezia neutrale. Lei riprende la vita di sempre, accanto Dmitrij, lo zio schivo e silenzioso. Ed è proprio alla sua morte che cambia tutto: finalmente la ragazza ha l’occasione di andare a Stoccolma, dove spera di ricontrare il suo grande amore. Il destino però li vuole dividere di nuovo. La protagonista ritrova Ejnar ma le cose sono completamente cambiate e lei non può farci nulla. Il suo sentimento, però, non ha mai vacillato: ha sfidato la guerra, la lontananza, le lettere mai recapitate, il dubbio, i sogni infranti. Nonostante tutto quel grande amore resterà in eterno nel suo cuore esattamente com’era all’inizio, imperturbato e sincero, insieme al ricordo degli occhi di Ejnar che le promettono una vita insieme prima della partenza.

Nina Berberova inserisce in questo breve ma prezioso romanzo il concetto di no man’s land, ovvero una terra solo nostra dove possiamo essere noi stessi senza preoccuparci del giudizio altrui, una sorta di libertà personale grazie alla quale possiamo sentire ed essere ciò che vogliamo. Questa sfera della vita non deve mancare mai e quando la protagonista capisce che sta per perderla, è pronta a rinunciare a tutto per difenderla.

Il giunco mormorante è un libro sull’amore, il dolore, la libertà, la consapevolezza, la delusione. Un sentimento si sovrappone all’altro ma rimane unico nella sua diversità, come le sfumature di un dipinto che si uniscono per creare un quadro pieno di colori. Ogni pennellata è unica, ma se affiancata a quella successiva, acquisisce un significato nuovo, più pieno. Nina Berberova ci regala un romanzo che incarna la sua «terra di nessuno», quella della protagonista e anche la nostra, e ci insegna che la libertà di essere noi stessi deve venire prima di qualsiasi cosa. 

Traduzione di Donatella Sant’Elia (Adelphi)

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