Isola, Siri Ranva Hjelm Jacobsen

«Quel weekend raccontai a me stessa che ero nata a Vágar, a Gásadalur, un mattino insieme alla pioggia. Volevo che un germe di me fosse spuntato qui e vi appartenesse, fosse parte della pietra, dell’aria verde». 

In seguito alla dolorosa scomparsa della nonna Marita, una giovane ragazza danese decide di tornare a Suðuroy, l’isola delle Faroe da cui proviene la sua famiglia e a cui si sente legata indissolubilmente in un modo che non sa nemmeno spiegare. La protagonista intraprende un viaggio che la riporta all’infanzia, ai momenti passati con omma abbi, ovvero i nonni materni Marita e Fritz, le storie della zia Ingrún, di Ragnar il rosso e Beate con il suo amico gabbiano, la prozia Ása e tanti altri parenti che stenta a ricordare. Ma lei vuole ricordare, vuole essere davvero parte di quel suo magnifico paese d’origine dove trascorreva l’estate da bambina e le piaceva perdersi nell’orizzonte quando, seduta sul molo con abbi, giocavano a collezionare isole galleggianti o lui le leggeva l’Odissea. «Le isole più piccole», diceva Fritz in una lettera alla sua Marita, «possono nascere in una notte, e sparire in una notte. Laggiù, sotto il mare, tutte le terre emerse s’incontrano». É stato Fritz il primo a emigrare verso la Danimarca alla ricerca di un futuro migliore. Ha provato a fare il pescatore, il mestiere che finivano a fare quasi tutti lì, ma stare in mare aperto non faceva per lui. Non c’era luogo in cui si sentisse più vulnerabile. «Il vuoto spalancato attorno alla barca gli fa paura, ha un suono. Lassù tra i ghiacci la realtà diventa porosa». Così decide di diventare un maestro e abbandona, anche se a malincuore, la sua amata isola per studiare. Pochi anni dopo lo raggiunge Marita, piena d’amore e di speranza per la nuova vita che l’attende, ma con un segreto inconfessabile nel cuore. 

La ragazza si perde così in quel paese che ha sempre sentito chiamare «casa», in cui parlano una lingua estranea in cui non sa neanche pronunciare il suo nome. Ma piano piano scopre che quelle montagne a strapiombo sul mare, le vallate verdi, le casette rosse ricoperte da zolle d’erba, i sentieri impervi che si arrampicano su per la scogliera e quel mare minaccioso e tenero allo stesso tempo, sono già parte di lei, sono nei suoi occhi che non smettono mai di cercare abbi e omma in ogni cosa. 

Anche se geneticamente appartiene a quei luoghi solo per metà, quella metà conta. L’ha resa la persona che è diventata. È quella «nostalgia patologica» che l’ha sempre accompagnata a renderla faroese per davvero. Dopo quel viaggio si sente più ricca, più se stessa. 

Isola è un romanzo magnifico che ci porta alla scoperta delle vere Faroe, i paesaggi mitici, le leggende e le tradizioni impresse nei luoghi e nei cuori chi ci abita. È un inno alla bellezza, reso ancora più intenso dallo stile autobiografico ricolmo di immagini care all’autrice, che ci regala un pezzettino della sua vita e ci trasmette l’attaccamento verso la sua terra, ricordandoci quanto siano importanti i legami di sangue nella definizione dell’identità di ognuno di noi.

Traduzione di Maria Valeria D’Avino, Iperborea

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