Their eyes were watching God, Zora Neale Hurston

«Ships at a distance have every man’s whish on board. For some they come in with the tide. For others they sail forever on the horizon, never out of sight, never landing until the Watcher turn his eyes away in resignation, his dreams mocked to death by Time. This is the life of men. Now, women forget all those things they don’t want to remember, and remember everything they don’t want to forget. The dream is the truth».

Janie ha sei anni quando scopre di essere nera. Non lo sapeva, nessuno gliel’ha mai detto. Nanny, la nonna che l’ha cresciuta, ha taciuto per proteggerla, per provare a farle vivere una vita diversa dalla sua. Lei infatti era una schiava e ha dovuto affrontare gran parte delle sofferenze che subivano le donne nere sfruttate dai bianchi: ha lavorato fino allo stremo delle forze, è stata frustata e violentata dal padrone che poi l’ha minacciata di portarle via sua figlia. Nanny non crede nella libertà. Dopo essere finalmente riuscita a scappare da tutto questo orrore con la sua bambina (la madre di Janie) ha sperato per lei una vita migliore, ma i suoi desideri sono stati presto infranti. Così ha riversato tutti i suoi sogni di speranza sulla nipote. Per Nanny, però, la felicità è qualcosa di tangibile: un buon matrimonio, una stabilità economica che non le farà spaccare la schiena come è successo a lei, una “front porch existence”, ovvero una vita da passare seduta in veranda. Janie diventa così vittima di quelle aspettative inattese che sono la diretta conseguenza di un’esistenza segnata dal dolore. Janie sogna l’amore ma non l’ha mai provato, non sa cosa sia perché le è stata strappata via troppo presto persino la possibilità di sentire qualcosa dentro di lei che si avvicini a quel sentimento. Anche la sua vita non si rivela per niente facile, ma alla fine il destino le riserverà una sorpresa tanto dolce quanto inaspettata che le stravolgerà l’esistenza. 

Zora Neale Hurston (1891-1860) è stata una scrittrice afroamericana diventata ben presto una figura determinante della Harlem Renaissance: un movimento di grande fermento creativo che ha coinvolto pittori, scrittori, musicisti e il cui obiettivo era dare finalmente valore alla ricchezza dell’eredità africana. Nella letteratura questa corrente si è rispecchiata nel tentativo di parlare della cultura afroamericana in contrapposizione a quella dei bianchi considerata “alta” per distruggere i tanti stereotipi negativi e falsi creati sui neri per screditarli. Nel romanzo spicca l’oralità, tratto tipico di questo movimento ed evidente soprattutto nel ricorso alla parlata degli afroamericani e alla tematica del folklore locale. 

Their eyes were watching God è stato scritto nel 1937, data che coincide all’incirca con la fine della Harlem Renaissance. Il libro non viene accettato in maniera positiva dalla critica, che non ha gradito in particolare la rappresentazione degli accenti fonetici della comunità afroamericana degli Stati Uniti e dei Caraibi all’inizio del XX secolo (tra cui, per esempio, l’utilizzo di “tuh” invece di “to”, oppure “Ah” al posto di “I). Quella, tuttavia, è una delle caratteristiche fondamentali del libro. Their eyes were watching God, infatti, voleva mostrare la vera comunità afroamericana in tutte le sue sfaccettature, in tutta la sua complessità ed eterogeneità perché è stata per troppo tempo stereotipata senza essere capita a fondo. Quella parlata locale così improntata sulla pronuncia e sull’oralità ha attratto le critiche anche di chi non la considerava propriamente inglese, ma un linguaggio scorretto che utilizzavano gli afroamericani perché non conoscevano la lingua corretta. La stessa critica è stata mossa anche a Le avventure di Huckleberry Finn di Mark Twain. In questo libro Zora Neale Hurston vuole dimostrare che si possono creare complesse relazioni sociali e allusioni metaforiche anche con il linguaggio degli afroamericani, da sempre considerato inferiore. 

Questo romanzo non è certo di facile lettura, soprattutto per qualcuno che non è madrelingua inglese, ma una volta entrati nel meccanismo creato dall’autrice, si cominciano a cogliere tutte le sfumature di una lingua e di una cultura piena di vita, dolore e coraggio. Ciò che traspare da questa storia è, infine, che nonostante tutte le sofferenze, chi persevera avrà la sua occasione di essere felice, anche se non vivrà il destino che aveva immaginato.

pubblicato da Virago Press

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