Madame Bovary, Gustave Flaubert

«Era convinta che l’amore dovesse arrivare all’improvviso, tra grandi lampi e folgorazioni – un uragano celeste che si rovescia sulla vita, la sconvolge, lacera le volontà come foglie e trascina il cuore nell’abisso».

Charles Bovary, medico della cittadina francese di Tostes (Normandia), resta improvvisamente vedovo della moglie Heloïse, con cui non ha mai trovato la felicità coniugale. Quando lei era ancora in vita però, Charles conosce Emma Rouault, una bella ragazza di campagna di cui si invaghisce subito. Alla morte della moglie, decide quindi di chiederle di sposarlo. Lui è benestante e di buona famiglia ed Emma, che pensa di provare una certa simpatia nei suoi confronti, capisce che è finalmente arrivato il momento di scoprire quell’amore di cui ha tanto letto nei suoi adorati romanzi. Purtroppo però, ben presto si rende conto di non provare quel sentimento per il marito: Charles non è il principe sul cavallo bianco che si aspettava, anzi. Inizia quindi a disprezzare ogni aspetto della loro vita insieme guardando alle altre famiglie più ricche con invidia. Emma cade in uno stato di depressione e Charles decide di accettare un lavoro a Yonville sperando che il trasferimento giovi alla salute della moglie. Quando la coppia arriva nella nuova casa, Emma è già incinta. Spera tanto che il bambino sia maschio perché vede la condizione femminile come una costrizione, una catena che la lega indissolubilmente alla vita coniugale e non vuole che sua figlia affronti la stessa esperienza. Quando vede che è una bambina, Emma sviene per la disperazione. Negli anni successivi Emma intraprende una relazione extraconiugale con Rodolphe, un ricco proprietario terriero, il quale però, arrivato il momento di fuggire insieme, si tira indietro facendola piombare in un profondo baratro di tristezza. Si risolleverà solo grazie alla relazione con Léon, un giovane studente di giurisprudenza. Emma sembra aver trovato in lui il vero amore tanto agognato e che crede di meritare. Nel frattempo però contrae moltissimi debiti, tanto da insinuare nella gente il sospetto che abbia un amante. Quando Emma capisce che non riuscirà a sistemare la situazione, ingoia una dose di arsenico e muore lentamente, lasciando Charles nello sconforto più totale. Il marito infatti è sempre stato innamoratissimo della moglie e non ha mai sospettato che lei lo stesse tradendo. 

Gustave Flaubert ha pubblicato questo romanzo a puntate sulla «Revue de Paris» nel 1956. Madame Bovary ha suscitato subito grande scalpore tra il pubblico per gli argomenti trattati, tanto da subire un processo per oltraggio alla morale e alla religione. Quando l’autore viene assolto la sua fama cresce ancora di più e nel 1957 Madame Bovary viene pubblicato in volume. Gli eventi narrati inoltre si ispirano a un fatto di cronaca realmente avvenuto nel 1848: Delphine Delmare, figlia di un contadino normanno, tradiva il marito medico e si è suicidata a soli 27 anni. Sono i temi che affronta Flaubert a rendere questo romanzo un vero classico senza tempo. Lo scrittore analizza con un realismo impassibile i costumi di provincia della società francese dell’epoca e dissacra l’ideale dell’eroina femminile trasformandola in una figura frivola e comune che spreca la vita a cercare l’amore, vuole tutto quello che non ha, non si accontenta mai. Emma è cresciuta leggendo romanzi romantici che hanno creato nella sua mente una serie di aspettative e desideri illusori che non si realizzeranno mai nella vita reale. Per questo considera la sua esistenza come una condizione mediocre, scialba, insulsa, e proietta sugli amanti i suoi sogni perduti. Anche da qui prende il nome il bovarismo, ovvero la tendenza psicologica a costruirsi una personalità fittizia, a sostenere un ruolo non corrispondente alla propria condizione sociale, il desiderio smanioso di evasione dalla realtà.

In conclusione il romanzo di Flaubert segna una tappa fondamentale nella storia della letteratura e diventa uno dei testi più rappresentativi del realismo letterario con cui l’autore racconta la vita di Emma senza intervenire mai o esprimere un giudizio di valore sulle vicende.

Traduzione di Marco Cavalli, Bompiani

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