4321, Paul Auster

«Ferguson non aveva ancora cinque anni ma già capiva che il mondo era composto da due regni, il visibile e l’invisibile, e che spesso le cose invisibili erano più vere di quelle visibili».

4321 è un viaggio nell’impossibile o meglio nel possibile. Auster infatti racconta le quattro vite possibili di Archie Isaac Ferguson che si snodano in base alle decisioni prese dal protagonista e agli eventi del mondo esterno che influenzano inevitabilmente la sua esistenza, come accade a tutti noi. Tutto inizia grazie al nonno di Archie che, emigrato in America per cambiare vita, si trova subito a fare i conti con il destino. Da una frase detta in yiddish nasce Ferguson, un nuovo cognome, una nuova vita e un nuovo futuro. È facile affezionarsi ad Archie: qualunque sia la vita che stiamo leggendo, Archie è sempre gentile, altruista, determinato a raggiungere i suoi obiettivi. 

Ci si rende presto conto che la storia di Archie è universale, è la nostra storia. Le decisioni che prendiamo sono fondamentali per la nostra esistenza, anche se a volte nulla ci sembra abbastanza. Quando il destino però si riversa con tutta la sua potenza stravolgendo i nostri progetti, capiamo che ci sono cose non possiamo controllare. Ma tante altre sì, tante altre dipendono solo ed esclusivamente da noi. 

Come sarebbe la tua vita se avessi preso una strada al posto di un’altra? Che lavoro faresti se avessi deciso di studiare in un’università diversa? Come ti sentiresti ora se non avessi abbandonato quel progetto, se non avessi lasciato quel ragazzo, se avessi avuto il coraggio di dire a quel tuo caro amico che hai sempre provato qualcosa per lui? La vita è fatta di scelte che determinano ogni minuto della nostra esistenza presente e futura. Ammetto di essermi ritrovata spesso a pormi queste domande, soprattutto in momenti di difficoltà. A volte la scelta è casuale, quasi inconscia, altre è una decisione ragionata che si riduce al dualismo: cuore o mente? Ragione o sentimento? Allora quando ci sentiamo persi e riflettiamo sulle scelte fatte in passato dovremmo solo pensare che erano giuste in quel momento, e questa convinzione spesso è abbastanza. 

Traduzione di Cristiana Mennella, Einaudi

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