L’estate che sciolse ogni cosa, Tiffany McDaniel

«Ero destinato a ereditare il carattere di mio padre. E di mia madre. Invece alla fine ricevetti in eredità il carattere di quella estate. Quell’estate divenne mio padre. E mia madre».

Breathed, Ohio. È l’estate del 1984, un’estate destinata a rimanere impressa nei ricordi degli abitanti di questa cittadina. Qualche tempo prima Autopsy, il padre del giovane Fielding, ha scritto un annuncio sul giornale invitando il diavolo a Breathed perché voleva «vedere con i suoi occhi». E così, in una giornata insopportabilmente calda, eccolo che arriva. Non è vestito di rosso, non ha il forcone o le corna: è solo un ragazzo nero di tredici anni con indosso una salopette logora e consumata sulle ginocchia. L’arrivo di Satana, che si fa chiamare Sal, crea subito scompiglio nella comunità. Come è possibile che quel ragazzino sia il diavolo in persona? Sembra assurdo eppure se fosse vero si spiegherebbero tante cose. La gente comincia a dare la colpa a Sal per diversi fenomeni spiacevoli, tanto da provare un vero astio nei suoi confronti. Per Fielding, invece, Sal è prima di tutto un amico e anche un fratello che gli ha insegnato il valore di un gesto gentile, la potenza dell’amore, l’accettazione della sofferenza e il coraggio di parlare apertamente delle proprie paure. Sono passati diversi anni ormai. Fielding è un uomo adulto ma non riesce a smettere di pensare alle terribili vicende avvenute nel corso di quella estate, così terribili e inaspettate da sconvolgere la sua intera esistenza. L’estate del 1984 è diventata parte di lui e lui ha permesso che andasse così perché, a volte, ricordare sembra la cosa più importante. 

L’estate che sciolse ogni cosa è il debutto di Tiffany McDaniel nella narrativa ed è stato un caso editoriale negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Nel 2016 ha vinto il «Not-The-Booker-Prize» e numerosi altri premi. Questo romanzo è un organismo vivo. Le vicende raccontate sembrano bruciare ogni cosa che le circonda, proprio come il fuoco dell’inferno tanto temuto dagli abitanti di Breathed. La prosa dell’autrice è così vivida da permettere al lettore di immaginare perfettamente le ambientazioni in cui si svolgono le vicende, i sentimenti provati dai personaggi, l’odio che aleggia nella comunità e che sfocerà in una vera tragedia. Sembra quasi di vederli: Fielding e Sal nella casa sull’albero, Grand che parla russo, la madre che non esce di casa per paura della pioggia e Autopsy, un uomo distinto e intelligente, che rimprovera se stesso per tutti i casi giudiziari che non è riuscito a risolvere. La penna dell’autrice è tanto forte da creare una dimensione in cui lo spazio e il tempo si interrompono, in cui l’unica cosa che conta è quell’estate, l’estate del 1984, quella in cui Satana è arrivato a Breathed e la comunità si è lasciata trascinare dall’odio.   

Traduzione di Lucia Olivieri, Atlantide 

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