Cuore di cane, Mikhail Bulgakov

«Con il terrore non si ottiene nulla da nessun animale, qualunque sia il suo grado di sviluppo. L’ho sempre affermato, lo affermo e lo affermerò sempre. È inutile credere di poter fare qualcosa con il terrore. No e poi no! Non rende, di qualsiasi specie sia: bianco, rosso e perfino marrone!».

Cuore di cane, scritto nel 1926, è uno degli esempi più significativi del carattere della produzione letteraria di Bulgakov. Qui si affronta la spinosa tematica della responsabilità della scienza nei confronti della vita, narrata con lo stile ironico e fantasioso tipicamente bulgakoviano. E proprio per la sua denuncia sociale, il manoscritto gli verrà sottratto dalla polizia segreta durante una perquisizione perché ritenuto pericoloso e verrà pubblicato solo nel 1987, ovvero sessant’anni dopo, sulla rivista «Znamja». In Cuore di cane il professor Preobraženskij utilizza un cane randagio, Pallino, per uno dei suoi esperimenti strampalati e visionari: decide di impiantare l’ipofisi di un uomo nel cane. Questa operazione avrà un esito del tutto inaspettato. Dopo qualche giorno sospeso tra la vita e la morte, Pallino si riprende e pian piano si trasforma in una sorta uomo, con una mente lucida in cui si muovono i pensieri di Klim Čugukin, il proletario a cui è stata prelevata l’ipofisi. Sebbene il professore sia inizialmente molto soddisfatto e consideri l’esperimento pienamente riuscito, più il tempo passa più si rende conto che ha creato un vero e proprio mostro, arrivando a mettere in dubbio la correttezza del suo esperimento. In un’epoca in cui le scoperte scientifiche aumentano sempre di più e iniziano a porre questioni molto rilevanti come l’etica, Bulgakov vuole sottolineare che un esperimento d’avanguardia, se condotto da mani inesperte e inadeguate al compito, può facilmente trasformarsi in una tragedia.

Inoltre in Cuore di cane si rende evidente una tematica che in quegli anni era ritenuta fondamentale, ovvero la «costruzione dell’uomo nuovo», un eroe positivo che avrebbe contribuito a creare una società più giusta. Agli scrittori, in quanto portatori del milieu sociale su carta, spettava il compito di tratteggiare questa figura quasi epica e salvatrice. Ma Bulgakov non ci sta, quindi ci presenta in chiave negativa il proletario, ovvero colui che meglio incarnava le caratteristiche dell’«uomo nuovo». Ed è sicuramente questo, insieme alla fantasia satirica dell’autore, a determinare la condanna di censura che per diversi anni graverà su questo racconto, tanto da impedire a Bulgakov di vederlo pubblicato. In un’epoca in cui il desiderio di nuove scoperte scientifiche si inserisce, a tratti brutalmente, nella vita dei cittadini, sempre più scrittori decidono di fotografare la realtà che li circonda, a volte anche stravolgendola e prevedendo eventi futuri. Nella preziosa prefazione al libro nell’edizione BUR si legge infatti: «La fantascienza aveva, a modo suo, una funzione di sostegno dello sconfinato progresso che sembrava rapidamente attuabile grazie allo sviluppo della scienza e della tecnica, allontanando in un certo senso il ruolo significativo che aveva giocato finora la morale e gli ideali dell’illuminismo». In un mondo che sta cambiando, Bulgakov vuole farsi portatore di quel cambiamento, insistendo però sulle implicazioni etiche che avrà sulla società e sugli uomini. Con una ironia, a tratti sottile o marcata, Bulgakov ci accompagna in un futuro che non sembra così lontano in cui un professore decide di punto in bianco di dare vita a una creatura nuova prelevando un pezzo del cervello umano e inserendolo in quello di un povero cane randagio. Il risultato è una creatura semi umana, ma anche inumana. A rendere il racconto ancora più geniale è il punto di vista della narrazione, ovvero quello Pallino. Ogni cosa viene filtrata dai suoi occhi di cane che, sebbene inizialmente si ritenga molto fortunato perché il professore mette fine alla sua condizione di cane randagio assicurandogli cibo e riparo, poi scopre però che è stato tutto un pretesto per un esperimento rivoluzionario e contro natura. 

In definitiva la scrittura velata di ironia di Bulgakov, oltre alla tematica affrontata, è la chiave di lettura di questo breve romanzo. L’autore infatti sa bene qual è il suo obiettivo e fa di tutto per raggiungerlo, disseminando la narrazione di frasi che riflettono i suoi pensieri sulla società, il terrore, la scienza, la Russia e la sua visione del mondo. Ognuno di questi tratti ha fatto sì che Cuore di cane subisse anni e anni di censura, ma sono proprio questi elementi a renderlo il libro geniale che, per fortuna, possiamo leggere ancora oggi. 

Traduzione di Giovanni Crino, BUR Rizzoli (inserito nella raccolta Racconti fantastici)

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