I Mandarini, Simone de Beauvoir

«Sopravvivere, dopotutto, è ricominciare ogni momento a vivere».

Parigi, dopoguerra. C’è un fermento sempre maggiore tra le strade della città, nei salotti, nelle redazioni dei quotidiani e delle riviste. Sta nascendo la voglia di combattere per i propri ideali, di tornare finalmente alla vita dopo anni di privazioni dovute alla guerra. A capeggiare questa sorta di rivoluzione culturale e politica sono gli intellettuali, i cosiddetti Mandarini. In questo romanzo, ritenuto insieme all’autobiografia Memorie di una ragazza per bene uno dei più emblematici di Simone de Beauvoir, seguiamo le vicende di alcuni personaggi appartenenti al mondo intellettuale: Henri Perron, scrittore e direttore di un giornale che non si vuole piegare ai ricatti imposti dalla politica; Paule, l’eterna fidanzata di Henri, che vive in un mondo di cristallo, fatto di feste e ricevimenti ma molto lontano dalla realtà; Anne e Robert Debreuilh, grandi amici di Henri, che condividono con lui la passione per la politica e per il giornalismo. Quando la fine della guerra diventa ufficiale, si ritrovano tutti a festeggiare la libertà tanto desiderata. Eppure aleggia una sensazione di infelicità nell’aria perché i personaggi si sentono addosso il peso delle vite che quella guerra ha distrutto. Provano vergogna perché sono ancora vivi. L’unica reazione di fronte a questo sentimento che cercano di reprimere a tutti i costi per non guastare la felicità del momento è decidere di agire: è necessario fare il possibile per creare una società diversa in cui tali tragedie non possano accadere. Una ventata di novità travolgerà così tutti i presenti e il futuro darà loro l’opportunità di cambiare la loro esistenza, anche se non tutti sapranno coglierla.

La guerra ha prodotto devastazione. Basta guardarsi attorno per contare le persone che mancano: soldati caduti con onore, civili, ebrei, partigiani e molti altri che hanno pagato con la loro vita. In questo romanzo, le vicende vengono raccontate da diversi punti di vista, in particolare si pone particolare attenzione su quello di Henri a cui si alterna la prospettiva di Anne. La narrazione è incentrata sul rapporto tra Henri e Robert e le implicazioni politiche che li portano spesso a scontrarsi in ambito lavorativo. La parte più interessante, tuttavia, sono le riflessioni di Anne, moglie di Robert e psicanalista. Lei è il personaggio che sembra riflettere meglio le sensazioni prodotte dalla guerra: disillusione, perdita di speranza, poca fiducia nel futuro, senso di colpa nei confronti di coloro che non ci sono più. Come l’unico sopravvissuto a un incidente aereo si sente fortunato ma anche colpevole nei confronti dei compagni, Anne porta su di sé il peso di una guerra che ha cancellato moltissime vite e ha creato nuove vittime. Il suo lavoro, che considera come una missione, è aiutare con ogni mezzo chi porta i segni della sofferenza: bambini che hanno perso i genitori, ebrei tornati miracolosamente dal lager che non riescono a dimenticare, persone che sono sopravvissute quando erano a un passo dalla morte e che non si danno pace. 

L’introspezione che Simone de Beauvoir mette in atto nel descrivere i personaggi rende il libro un microcosmo calibrato alla perfezione in cui addentrarsi completamente. Ci si lascia sommergere dalle paure di Paule, dal dispiacere di Anne nei confronti dei più deboli, dagli ideali di Henri. In definitiva ci si sente partecipi dei desideri e della nostalgia tipici di un periodo turbolento in cui si i personaggi si trovano costretti a scendere a patti con le rovine e il dolore causati dalla guerra. 

Traduzione di Franco Lucentini, Einaudi.

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